lunedì 1 febbraio 2016

Considerazioni personali sugli Oscar

Considerazioni personali sugli ‪#‎oscar‬: allora per me i così detti "oscar" godono di una sopravvalutazione esagerata dalla media del pubblico, non perché essi non siano un riconoscimento al merito, ma perché sotto molti aspetti sono come le stelline che ci mettevano le maestre nei quaderni a scuola. Più ne hai più vuol dire che ti sei impegnato, era questa la famosa formula con cui ci invogliavano allo studio, ma non è vero niente.

Gli oscar dovrebbero dire "hai fatto un buon lavoro"? Dovrebbero invogliare gli attori a fare meglio il loro lavoro? Assolutamente no! Un attore che svolge il suo ruolo in previsione di una possibile premiazione, non è un attore vero, secondo il mio parere, perché entrare nei panni di un personaggio e farlo nel modo più naturale possibile, se fatto con "il fine di" e non con il fine a se stesso, non è qualcosa di autentico. L'oscar, sotto queste mentite spoglie, appare come uno specchietto per le allodole.
Ci sono un infinità di buoni attori che l'oscar non l'hanno mai vinto e mai lo vinceranno forse, ma non sta ad una statuetta a definire chi sia il migliore, ma sta nel cuore del pubblico.
Se un attore è attore, nel vero senso del termine, ovvero colui che agisce, colui che interpreta e recita e non pensa ad altro che a quello, allora il merito se lo è già guadagnato. L'oscar, ripeto, è una stellina su di un foglio, sempre secondo la mia opinione, e va preso con misura.
Ci sono innumerevoli premi e premiazioni nel mondo del cinema, ma tutti siamo portati a dare fin troppo peso a questi oscar che non sono altro che stelline che col tempo sfumano. I veri registi e i veri attori si fanno riconoscere senza il bisogno di statuette.

mercoledì 27 gennaio 2016

I film di Star Wars e della Marvel potrebbero andare avanti nell'infinito, non dello spazio, ma del vuoto creativo ...

Un film all'anno di ‪#‎StarWars‬ e altrettanti targati ‪#‎Marvel‬. La ‪#‎Disney‬ ha messo in moto un motore cinefilo enorme e assai preoccupante, dal mio punto di vista. Capisco la programmazione, perché bisogna ben organizzarsi prima di mettere sul piatto qualcosa di concreto, ma qui stiamo parlando di una sola ed unica grande mossa di franchising, un'enorme macchina monetizzata che gioca sui vecchi successi e li sintetizza e scandaglia nel corso del tempo. Ma mi chiedo, dov'è finita l'idea, la spontaneità artistica, il tempo creativo?

Oramai si può prevedere l'uscita di un film anche con cinque anni d'anticipo, perché le produzioni vedono le nuove generazioni che si gasano potendo essere un po' come quelli che li hanno preceduti. Lo Star Wars di adesso, non è lo Star Wars di ‪#‎GeorgeLucas‬ delle origini, ma tutt'altro e per gli amanti del genere è evidente se non palese che la saga doveva avere il suo "The End". Capisco Marvel, perché il suo mondo è vastissimo e ci sono eroi che, a livello cinematografico, non sono stati molto approfonditi e quindi si sta creando un filone odierno per quell'emisfero, con risultati buoni tutto sommato.
La mia paura è che, come oramai siamo abituati, ci si metta in testa di fare "film a scadenza", ovvero ordino un prodotto ed entro un determinato arco di tempo, quel prodotto, mi deve arrivare. Registi e compagnia saranno pressati entro determinati tempi, quindi mi preoccupa l'abbassamento qualitativo che ne potrebbe derivare. Paura più grande è il fatto che si facciano film solo per accelerare ancora di più quella macchina monetizzata, piuttosto che creare vero cinema, sfruttando la grande fama che sia le storie, sia le case produttrici hanno.
Film per un puro "divertissement" li potremmo definire e dato che nell'articolo è detto che si faranno film finché gli spettatori compreranno i biglietti, questa cosa mi intristisce molto. Nella storia del cinema, ci sono pellicole meravigliose, ma che non hanno sfondato al botteghino. Quindi, traducendo, facciamo solamente i film che ci fanno incassare. Questo è ribadisco un enorme mossa di franchising, non è, a mia opinione, l'idea corretta per mettersi a fare cinema.

mercoledì 20 gennaio 2016

REVENANT - REDIVIVO (2016)

Regia: Alejandro Gonzàlez Inàrritu
Paese di produzione: Stati Uniti
Genere: drammatico, biografico
Durata: 156 minuti


Dopo il grande successo ottenuto con "Birdman - O l'imprevedibile virtù dell'ignoranza", vincitore di 4 Premi Oscar, Alejandro Gonzàlez Inàrritu torna al cinema con un opera del tutto incredibile per la sua fotografia e regia e, aggiungo in ultima, ma non meno importante, interpretazione di Leonardo di Caprio, vincitore di un Golden Globes per la miglior attore in un film drammatico
Dai primi istanti del film, Inàrritu sa come mettere curiosità e sobrietà in un singolo piano sequenza, portandoci dritti nel cuore della storia. Una trama molto semplice, raccontata con una destrezza eccezionale, che sa sfruttare i tempi in modo netto e regola, senza mai far perdere il filo del discorso.
La scena è totalmente ambientata all'aperto, nelle fitte foreste del Nord Dakota, in pieno inverno. Qui vediamo un folto gruppo di uomini mercanteggiare con le pelli degli animali, quando un gruppo di indiani, armati di arco e frecce, irrompe nel campo uccidendo e massacrando il maggior numero di bianchi possibile. 
Da qui entra il nostro protagonista che si troverà a dover fronteggiare oltre alle terribili avversità della natura, anche l'egoismo e la menzogna degli uomini. Nella solitudine del lungo viaggio che lo attende, vedremmo il suo passato, entrandovi e "sporcandoci" e vedremmo anche i caratteri di umanità più belli. 
Un film struggente e poetico allo stesso tempo, fatto di azione e di sangue, ma anche di commozione ed emozione. Un viaggio che vi trascinerà con sé fino all'esito finale, tentando di sopravvivere, di "redivivere" ancora, superando il dolore e gli ostacoli. 



"Non ho più paura di morire. Sono già morto."


martedì 19 gennaio 2016

IL PICCOLO PRINCIPE (2015)

Regia: Mark Osborne
Paese di produzione: Francia
Genere: animazione, fantastico
Durata: 108 minuti


Torna ad "animarci" un classico della letteratura per ragazzi, quel libro che più di molti altri ha segnato molte generazioni di giovani, diventando un emblema del XX° secolo, con la sua magica e profonda storia. Il Piccolo Principe.
Dal libro di Antoine de Saint-Exupéry, Max Osborne né trae un film d'animazione veramente fantastico, ricco di bellezza, fascino e fanciullezza. 
La storia ci porta inizialmente lontani dal Piccolo Principe e ci presenta una bambina, la cui vita è dettata dai canoni molto rigorosi di sua madre che, altro non sono, il riflesso di ciò che la società è diventata: un "programma di vita" con delle scadenze e degli obbiettivi ben delineati. 
Ma nella vita estremamente regolare di questa bambina, si inserire un nuovo ed inaspettato elemento. Di fianco alla casa, dove da poco lei e sua madre si sono trasferite, vive un'anziano, ma arzillo vecchietto (rappresentazione proprio di Antoine de Saint-Exupéry) che, nei loro lunghi pomeriggi di divertimenti, le racconterà come da giovane ebbe il piacere di incontrare e conoscere la storia del Piccolo Principe. 
Una film che riprende i temi del piccolo libro (l'amore, l'amicizia, il senso della vita) e li traspone nella contemporaneità. In un mondo consumato dagli intrallazzi del lavoro frenetico, nella ricerca ansiosa di un futuro certo, dove i rapporti personali si sono impoveriti e la magia sembra essere solo dei maghi dei circhi equestri, il Piccolo Principe ci ricorda quanto è bello sognare, quanto è bello avere degli amici e quanto è bello "farsi addomesticare"
Una storia commovente e divertente che vi saprà rapire, portandovi sull'asteroide B612, insieme al Piccolo Principe ed a tutti i suoi amici, per farvi rivivere le gioie amare e le tristezze dolci che forse non sempre si riescono a coltivare nella vita di tutti i giorni. 

"Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercati le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercati di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami."


mercoledì 11 novembre 2015

L’invenzione del “cinematografo” – Un salto nella storia del “pre-cinema”

Tipicamente si pensa che il cinema sia germogliato alla luce della prima proiezione pubblica del Cinématographe di Louis e Auguste Lumière (i fratelli Lumière), avvenuta il 28 dicembre 1895 a Parigi, esattamente al 14, Boulevard des Capucines, nel Salon Indien del Grand Café. Effettivamente quello fu un evento che susscitò grande estasi e meraviglia nei primi spettatori che vi assistettero e diede nel corso del tempo l’input allo sviluppo ed alla crescita del cinema nella prospettiva globale sia delle scienze umane che della storia dell’arte. Ma tale non sarebbe stato il successo se non grazie a quello che gli studiosi chiamiamo il “pre-cinema”. In effetti il cinematografo non è un invezione avvenuta tutta d’un pezzo, ma la sintesi di diverse tecnologie e di svariati brevetti scientifici. Se volessimo proprio tornare indietro nel tempo per arrivare ad una prima ed antica idea di quello che oggi noi chiamiamo “cinema”, potremmo fare riferimento al “Mito della Caverna” di Platone contenuto nel Libro VII della Repubblica, in cui degli uomini si ritrovano a fissare su uno schermo delle ombre proiettate da degli oggetti in movimento alle loro spalle. Platone aveva già anticipato inconsapevolmente con questa rappresentazione due caratteristiche del cinema: l’immagine e il movimento. Inoltre è pazzesco pensare che il filosofo potesse aver anticipato inoltre anche il sonoro, in quanto le persone che fissano lo schermo sentono ciò che i portatori dietro di loro dicono, ma credono che in realtà siano le ombre a produrre il suono.
Il primo e reale inizio dell’idea del cinematografo, però, risale intorno al XI° secolo, grazie all’opera di un fisico arabo di nome Al-Hazen, il quale descrive la camera oscura, ovvero una stanza totalmente al buio in cui vi era solamente un piccolo spiraglio di luce che affiora da una fessura appositamente predisposta, dalla quale passava e veniva proiettare nella stanza le ombre di un danzatore che si muove all’esterno della camera. Questa rudimentale struttura sarà poi perfezionata da Leonardo Da Vinci, il quale ridurrà la stanza in una “scatola nera”, applicando sulla fessura una lente convessa che renderà le immagini più nitide, anche se capovolte, e fissate per qualche momento da polvere d’argento. Sarà l’utilizzo di uno specchio a raddrizzare l’immagine.Altra “magia” è realizzata da uno scienziato olandese di nome Christiaan Huygens nel XV° secolo. Egli crea, per l’appunto, la Lanterna Magica, un antico parente del proiettore cinematografico. Questo apparecchio si serviva di una semplice lente e di una fonte di luce ricavata dal fuoco di una candela, la quale serviva per proiettare delle immagi
Tra il 1822 e il 1824, Joseph Niceforo Niepce inventa la fotografia, individuando una sostanza chimica capace di fissare le prime immagini dopo otto ore di posa in pieno sole. Sarà grazie all’invenzione di un gioco, il Fenachistoscopio, di Joseph Plateau, che avverà la sintesi artificiale del movimento, creando così la “persistenza retinica”, già ipotizzata da Tolomeo, la quale consiste nella capacità dell’occhio umano di trattenere un’immagine per un brevissimo lasso di tempo, quando questa è già scomparsa.
Sempre grazie ad un gioco, il Prassinoscopio, basato sullo stesso di Plateau, il francese Emile Reynaud riuscirà a realizzare un primo apparecchio in grado di assicurare proiezioni animate (pantomine) luminose e, montando le immagini in sequenza, a ottenere un “film” messo in scena per più di 10.000 rappresentazioni nel suo Teatro Ottico, grazie anche alla sua capacità di mettere a punto un vero e proprio proiettore.
Nel 1878, negli Stati Uniti, il fotografo Edward Muybridge riesce a registrare il movimento di un cavallo al galoppo, attraverso un meccanismo di fili tesi che il cavallo stesso, muovendosi, faceva scattare. Tale sistema verrà poi perfezionato dal fisiologo Entienne Jules Marey che, nel 1882, inventa il “fucile cronoforografico” che registrava ben dodici immagini su una lastra circolare, e nel 1888 il Cronofotografo, utilizzando una banda mobile di pellicola. Sono i primi passi di avvio verso la creazione della pellicola cinematografica.  Saranno i fratelli Lumière a riuscire a dare fluidità e regolarità all’immagine, grazie alla perforazione a croce di Malta della pellicola, che renderà possibile la ripresa e la proiezione di 16 fotogrammi al secondo.
Sarà Thomas Edison a raggiungere i risultati più clamorosi, anche attraverso l’acquisto dell’invenzione di George Eastman: la Kodak, parente stretto delle cineprese. Sul piano tecnico il cinema c’è e il 6 ottobre 1889 ha luogo la prima proiezione di un film. Sarà grazie al brevetto del Kinetoscopio continuo che i fratelli Lumière potranno ideare il Cinematografo che sarà l’unica macchina in grado di garantire la perfetta riproduzione del movimento.